Checklist degli uccelli
del mondo in lingua italiana
di Mauro Bailo
L'introduzione alla check-list degli uccelli del mondo in lingua italiana
comprende alcuni paragrafi in cui vengono spiegate le fonti e la metodologia
seguita nella creazione della lista. Se quello che vi interessa è
avere una lista in italiano degli uccelli del mondo da inserire nel
vostro database, scaricate e basta, non è necessario che vi diate
la pena di leggere il seguente sproloquio, discretamente noioso; se
non fosse per le belle fotografie che ne corredano lo sviluppo (grazie
a Gerry & Silvio), a leggerlo si potrebbe rischiare la narcolessia;
io stesso mi sono annoiato a scriverla, figuriamoci voi a leggerla.
Se volete, comunque, conoscere i tratti generali della lista, la spiegazione
dettagliata delle sue fonti, le mie personali scelte nell’accettazione,
rigetto o conio ex-novo di questo o quel nome, potreste trovare questa
introduzione interessante. Prima del download, alcune brevissime informazioni:
a) il file è una cruda sequenza di specie, in inglese, latino
e italiano, ma comprende anche i raggruppamenti dei taxa superiori Famiglia
e Ordine;
b) il file che vi accingete a scaricare è un file Excel della
dimensione di 1.83 megabytes;
c) potete fare della lista ciò che volete; se la usate per qualche
pubblicazione, vi ringrazio se ne citate la fonte;
d) questa versione è pressoché definitiva, anche se ci
sono ancora alcuni ritocchi da fare; tali ritocchi deriveranno, probabilmente,
da miei personali ripensamenti o vostri suggerimenti. La lista verrà
anche aggiornata con gli "updates", gli aggiornamenti tassonomici
che compariranno online (vedi Caratteristiche Generali)
e) ogni suggerimento per miglioramenti dei nomi della mia checklist
è ben accetto; anzi, vi esorto a mandarmi commenti e proposte;
ma, per favore, non scrivetemi solo per dirmi che Occhiocarniccio fa
vomitare, lo so da me, ditemi invece come diavolo lo possiamo chiamare.
Premessa
Storia delle check-list italiane
Caratteri generali della lista
Pregressa letteratura ornitologica mondiale
Neologismi e concordanze di genere
Parti del corpo
Nuove specie da sottospecie
Discordanze tra neologismi e caratteri morfologici
e biologici
Eponimi
Toponimi
Italianizzazione dal latino e dall'inglese
Grammatica e segni grammaticali
Problemi particolari
Legenda della checklist
PREMESSA
Ho cominciato a pensare ad una lista degli uccelli del mondo in italiano
nell’ormai lontano 1989 quando, apprestandomi a fondare ORNITOUR,
un tour-operator di birdwatching che avrebbe dovuto portare in giro
per il mondo centinaia di birdwatcher intenzionati ad ingrossare la
personale check-list di specie osservate, mi domandai come avremmo potuto
comunicare tra di noi quando si fosse indicato, sul campo, questa o
quella specie e quando, la sera, avessimo dovuto compilare la check-list
delle osservazioni giornaliere. Delle centinaia di birdwatcher da accompagnare
nel mondo degli uccelli ho visto solo uno sparuto manipolo, ma le ragioni
dell’utilità di una check-list in italiano sono rimaste
le stesse. Ho già compilato una Check-list degli uccelli del
Paleartico Occidentale, la prima edizione risalente al 1991 e la seconda
al 1999; per la verità la prima versione ha visto solo una pubblicazione
casalinga e quella più recente è stata compilata addirittura
solo nel mio computer:
La sua redazione fu conseguenza della presa visione di una Lista degli
Uccelli del Paleartico Occidentale, pubblicata a margine dell’edizione
concisa del Birds of the Western Palearctic, a cura di D. Snow e C.
Perrins; tale lista era decisamente brutta (in una accezione più
oggettiva di quella riferita nel paragrafo delle Caratteristiche Generali)
anche se migliore, molto migliore, di quella apparsa nel IX° volume
del cugino maggiore (Handbook of the Birds of Europe, the Middle East
and North Africa. The Birds of the Western Palearctic) del summenzionato
Conciso, lista che mi procurò un’inversione di 180 gradi
nel transito alimentare. Inviai la lista con decine di correzioni, ridenominazioni,
consigli e suggerimenti al Prof. Snow, il quale molto gentilmente mi
rispose dicendo che la mia check-list era splendida e che l’avrebbero
tenuta buona per future pubblicazioni. Questo riconoscimento, insieme
ai miei numerosi viaggi nel mondo degli uccelli accompagnato da amici
che l’inglese lo hanno sempre masticato poco (sono molti, credetemi,
gli appassionati naturalisti che non riescono a districarsi sui manuali
in lingua albionica) mi hanno convinto ad accelerare il mio progetto
di una lista mondiale nella nostra lingua, bella e musicale. Una check-list
degli uccelli del mondo ce l’hanno inglesi e tedeschi, francesi
e spagnoli, olandesi e svedesi, perché noi no? Nei successivi
paragrafi descriverò brevemente la storia delle check-list in
italiano degli uccelli del mondo e poi elencherò le caratteristiche
della mia, al fine di una migliore interpretazione delle decine, se
non centinaia, di neologismi che mi sono dato la pena di inventare.
STORIA DELLE CHECK-LIST ITALIANE
Breve, in verità. A parte liste parziali, sia in senso geografico
(come quella di Giacinto Martorelli, relativa a specie africane, pubblicata
in Uccelli dell’Africa Orientale Italiana) che in senso tassonomico,
come le varie liste apparse in enciclopedie generali sugli animali (la
migliore delle quali è, a mio parere, Vita degli Animali, a cura
di Bernard Grzimek), non esisteva nulla di significativo fino a che
apparve all’orizzonte la pregevole lista, completa e moderna,
inclusa nel volume "Enciclopedia Illustrata degli Uccelli",
edita da Arnoldo Mondadori Editore (1991). Tale lista, a cura di Monica
Carabella, era davvero molto bella, ricca di neologismi azzeccati e
scientificamente corretti. Ciononostante, gli errori presenti nella
lista erano molti, e molti erano i nomi che non mi trovavano personalmente
d’accordo, per ragioni varie, dalla non completa correttezza del
nome alla “semplice” sua bruttezza. Vale la pena di definire
subito il termine “errore”: la traduzione della Blackpoll
Warbler Dendroica striata con Parula di Blackpoll, non è un errore,
è una scelta; l’eponimo Blackpoll è errato in quanto
non esiste nessun signor Blackpoll e in realtà blackpoll è
la fusione delle due parole inglesi black e poll, nero e capo, o testa,
per cui la bestiola è nella mia check-list Parula capinera. Ma
quanti nomi di uccelli, ormai consolidati nella nostra lingua, sono
“sbagliati”? Sono il Falco pescatore e il Falco di palude,
falchi? No, eppure sono correntemente usati. Il motivo che mi induce
a proporre la mia propria versione della terminologia degli uccelli
del mondo è che non ritengo le check-list mondiali apparse fino
ad oggi sufficientemente consolidate. Va da sé invece che la
“bruttezza”, e la sua cugina più fortunata, la “bellezza”,
sono qualità assolutamente soggettive e sono sicuro che molti
di voi troveranno i miei nomi molto più brutti di quelli inventati
da Monica. La summenzionata check-list ebbe i crismi della semiufficialità
quando fu presentata al Convegno Italiano di Ornitologia di Urbino nel
1993. Dico semiufficialità perché, nonostante fosse stata
compilata da tre autorità riconosciute come Renato Massa, Luciana
Bottoni e Carlo Violani, ed edita dall’Università degli
Studi di Milano, il CISO, massima istituzione ornitologica italiana,
non la riconobbe ufficialmente; come ufficialmente non ha riconosciuto
un’altra checklist, spin-off della precedente (e alla precedente
praticamente identica), edita nel 2000. Nel settembre 2006 è
stata finalmente pubblicata la prima parte (Struthioniformes –
Psittaciformes) della checklist ufficiale del CISO. Chi desiderasse
darle un’occhiata la può trovare sul numero speciale 2006,
Vol. 30, di Avocetta. Journal of Ornitology; il lavoro ha il seguente
titolo: Repertorio italiano dei nomi degli uccelli. Parte prima: Struthioniformes
- Psittaciformes. La pubblicazione di tale check-list ufficiale (ma
l’ufficialità è limitata al mondo ornitologico scientifico,
che, sono sicuro, da una parte non saprà, di essa, che farsene
e dall’altra non additerà al pubblico ludibrio altre check-list,
anche se redatte da “semplici” birdwatcher) non mi ha distratto
da quello che è stato un (faticoso) divertimento e che, essendo
stato completato dopo anni spesi tra atlanti, field-guides, vocabolari
di inglese e latino, reclama l’onore della pubblicazione. Non
ho, l’ho già affermato, sudditanze nei confronti dell’ufficialità
della lista mondiale ufficiale ma ce l’ho invece nei confronti
della check-list degli uccelli italiani (versione aggiornata al 1997
e comparsa sul Manuale di Ornitologia Vol. 2, di Brichetti e Gariboldi,
e disponibile online sul sito del CISO).
Il mio amico e mentore Pierandrea Brichetti, direttore del CISO e quindi
massima autorità dell’ornitologia italiana, mi ha proibito
di cambiare il nome ad alcuna delle specie in tale check-list. E io
deglutisco e viro di bordo (citazione del grande Gilberto Govi che gli
internauti genovesi ben conoscono); non capisco, ma mi adeguo, ché
anche alcune specie della lista italiana meriterebbero un bel restyling.
Mi sono riservato però, ma questo lo spiegherò approfonditamente
in un prossimo paragrafo, l’attribuzione di qualche epiteto a
qualcuna delle specie italiane.
CARATTERI GENERALI DELLA LISTA
La lista mondiale prescelta per la traduzione è quella di James
F. Clements, come da pubblicazione cartacea BIRDS OF THE WORLD. A CHECKLIST,
Ibis Publishing Company, 2000 e
successivi aggiornamenti apparsi online fino a dicembre 2005 sul sito
della Ibis Publishing
Company. Gli aggiornamenti futuri saranno disponibili sul sito della
Cornell University Press,
che pubblicherà (data prevista 2007) la sesta edizione della
lista di Clements.
La caratteristica più importante della mia lista è che
i nomi italiano sono stati tradotti dall’inglese e non dal latino.
Questo perché la lista in italiano deve essere uno strumento
per i birdwatcher, che da sempre si confrontano, sul campo, con manuali
in inglese e con colleghi birdwatcher che, quasi tutti, discettano di
uccelli in inglese. La mia idea è che una rapida traduzione mentale
dall’inglese all’italiano e viceversa aiuti a localizzare
la specie in questione nei propri ricordi molto più rapidamente
che se la traduzione fosse dal nome scientifico. Altro carattere importante
è l’immediatezza della traduzione, sia per quanto attiene
alla pronuncia del nome della specie che alla sua lettura su una lista
scritta; a tal proposito ho preferito l’utilizzo, quando possibile,
del nome singolo rispetto a quello composto da più lemmi. Particolare
occhio di riguardo si è dato alla consuetudine d’uso. Infine,
ho consultato numerosi testi divulgativi e ho spesso trovato su più
di una fonte lo stesso nome per la stessa specie: l’ho fatto mio
(con le debite eccezioni che riferirò più avanti). Un
esempio che calza simultaneamente ai tre precedenti capoversi è
il seguente: ho viaggiato in molti paesi dove vivono più specie
di “whistling ducks”, genere Dendrocygna, letteralmente
"anatra fischiatrice"; quando, entusiasta dell’osservazione
di un nuovo lifer, indicavo ai miei amici la “whistling duck”
in oggetto, dalla bocca mi usciva “dendrocigna” e non “anatra
fischiatrice”, nome con la quale avevo tradotto la specie in oggetto
sulla check-list del tour. Per l’appunto: consuetudine d’uso,
nome singolo e uniformità su tutti i testi consultati. I metodi
di conio dei nomi enunciati nei paragrafi successivi valgono come regola,
che, come tale, ha le sue eccezioni. La regola è citata, le eccezioni
(che sono, in una lista di quasi 10.000 specie, numerose) no; basti
dire che le eccezioni sono state create allo scopo di evitare la cacofonia
che la regola avrebbe ingenerato.
PREGRESSA LETTERATURA ORNITOLOGICA MONDIALE
I testi divulgativi di ornitologia del passato hanno rappresentato una
importante fonte di nomi per questa check-list. Ho accettato volentieri
di utilizzare nomi già apparsi precedentemente in letteratura
(e quindi, in una certa qual misura, “consolidati”). Ciò
non rappresenta però una regola; a volte, infatti, il nome che
ho reperito sarebbe stato, se non ingannevole, di difficile interpretazione;
ricordo infatti la principale linea guida di questa check-list, e cioé
di coniare nomi che rapidamente identifichino la specie o il gruppo
a cui essa appartiene. Ad esempio, sul già citato Grzimek, le
specie della famiglia dei Mesithornitidae, sono riportate come Mesene
(da Mesoenas, nome con cui sono state chiamate due delle tre specie
della famiglia prima della sua sostituzione con il definitivo Mesitornis).
Il termine “mesena” non richiama alla mente in nessun modo
la famiglia dei Mesitornithidae e non è utilizzato in nessuna
delle liste europee.
NEOLOGISMI E CONCORDANZE DI GENERE
Non mi è stato possibile, ovviamente, non coniare neologismi;
ma questo vale solo per il nome del genere, mentre il nome della specie,
per solito rappresentato da un aggettivo (rosso, grosso, montano), un
eponimo (di Bonelli), un toponimo (d’Arabia) o un nome composto
da una parte del corpo e da un’aggettivo (pancia-nera, ali-bianche),
mi sono attenuto scrupolosamente al Dizionario della Lingua Italiana
Treccani: a costo di utilizzare nomi obsoleti e strani, non ho inserito
alcun neologismo. Gli aggettivi riferiti ai neologismi concordano sempre
al maschile, anche se il genere termina in “a”, a meno che
il neologismo non abbia, con altro significato, un senso compiuto in
italiano. Ad esempio Orogemma azzurro, ma Stellina azzurra.
PARTI DEL CORPO
Pochissime sono le parti del corpo che non ho accettato, anche a costo
di non dare una traduzione anatomicamente esatta: ad esempio il Red-kneed
Dotterel sarebbe, letteralmente, Corriere ginocchia rosse, ed infatti
il rosso alle zampe è limitato alla giunzione tarso-metatarsica
(che in verità non è il vero ginocchio, ma corrisponde,
in soldoni, alla nostra caviglia). Ma non mi piaceva, per cui la bestiola
è diventata Corriere zamperosse. Altre parti del corpo scartate
sono il naso (ad es. Yellow-nosed Albatross) e le orecchie (ad es. Orange-eared
Tanager ) anche se, in quest’ultimo caso è stato utilizzato
per alcune specie il lemma orecchiuto. Un piccolo problema riguarda
la traduzione di vent e rump; ho reso il primo con, mi si perdoni, “culo”,
che del resto è già presente nelle varie specie del ben
consolidato “culbianco”; rump dovrebbe essere ovviamente
“groppone”, ma il suo utilizzo, associato com’era
ad un susseguente aggettivo, rendeva l’accoppiata lunga da leggere
e pronunciare, per cui ho trasformato il “groppone” in “groppa”.
Quando la parte del corpo è associata al suo aggettivo, ho utilizzato
nella maggior parte dei casi un nome unico (panciabianca, gropparossa,
culverde, ecc...); solo per alcune parti del piumaggio ho separato,
per motivi di eufonia e leggibilità, le due parti del nome; tali
parti sono: cappuccio, collare, redini e sopraccigli; a proposito dei
sopraccigli, ho cambiato tale termine, con qualche rara eccezione, in
ciglia e, così facendo, ho potuto unirlo al colore successivo
ottenendo un nome più breve e singolo (ad esempio Tanagra cigliascarlatte).
In presenza di queste parti del corpo lunghe, quando non si ingeneri
confusione, ho preferito elidere l’aggettivo susseguente; ad esempio,
quando ho dovuto tradurre una specie “cappuccio bruno” e
quando nello stesso genere non vi siano cappucci di altro colore, mi
sono limitato ad usare “dal cappuccio”. Inoltre, in alcune
occasioni, per amore di brevità, e quando non vi sia possibilità
di confusione, è stata omessa la parte del corpo a cui si riferisce
l’aggettivo, ad esempio, il Nibbio beccouncinato è diventato
Nibbio uncinato, la Cicogna collolanoso è diventata Cicogna lanosa.
NUOVE SPECIE DA SOTTOSPECIE
Problema scottante. Alcune specie, tipiche del Paleartico Occidentale,
e anche dell’Italia, come nidificanti, migratrici o svernanti,
sono state splittate in più di una specie, spesso, se non sempre,
assolutamente identica nel piumaggio (solo DNA, distribuzione e, qualche
volta, vocalizzazioni, sono diverse). Ad esempio, le popolazioni di
Albanella reale del continente americano erano considerate come appartenenti
alla sottospecie hudsonius dell’Albanella reale, specie distribuita
anche nel Paleartico con un’altra sottospecie, la nominale. Quindi,
la nuova specie potrebbe essere Albanella reale americana o Albanella
americana: la scelta è stata, nella grande maggioranza dei casi,
di scegliere la versione ridotta (Albanella americana, in questo caso);
si è ottenuto così di non dover aggiungere un epiteto
alla vecchia specie, che avrebbe dovuto essere in questo caso, Albanella
reale eurasiatica.
DISCORDANZA TRA NUOVI NOMI E CARATTERI FENOLOGICI/BIOLOGICI
Alcune specie che hanno un nome italiano consolidato, derivano tale
nome da caratteristiche fenologiche o biologiche; il Biancone ad esempio,
mutua il suo nome dalle tinte molto chiare del suo sottoala. Al genere
Circaetus appartengono altre sei specie, alcune delel quali non hanno
assolutamente le parti inferiori chiare. Si è, in questo e tutti
gli altri casi analoghi, ritenuto il nome italiano del genere.
EPONIMI
Poco da dire, se non che tutti gli eponimi sono preceduti da una preposizione
semplice (Aquila di Bonelli e non del Bonelli);
TOPONIMI
I continenti vengono aggettivizzati (africano, australiano, americano,
asiatico, europeo); fanno eccezione le specie con nome italiano consolidato,
come ad esempio l'Usignolo d'Africa. Anche i due raggruppamenti bicontinentali,
Eurasia e Australasia, vengono aggettivizzati. Il resto dei toponimi
viene preceduto dalla preposizione articolata consistente con l'entità
geografica in oggetto; alcuni esempi: Piro piro del Terek (il Terek
è un fiume), Astrapia degli Arfak (gli Arfak sono montagne e,
a proposito di questo toponimo, va considerato che tutte le catene montuose
sono tradotte al maschile, come monti e non come montagne); Tetraogallo
del Caspio (il Caspio è un mare), ecc... Si è incontrato
qualche difficoltà nell'utilizzo di preposizioni per nazioni,
provincie e regioni geopolitiche: senza entrare nel merito delle varie
scelte, è sufficiente dire che si è scelta la stesura
più facile e eufonica; così, Sgarza della Cina, ma Corriere
di Mongolia (del resto anche tra i nomi italiani consolidati troviamo,
ad esempio, Allocco di Lapponia, che a rigore dovrebbe essere Allocco
della Lapponia); a volte anche il nome della nazione è aggettivizzato,
o perché la specie in questione ha un nome consolidato (ad esempio
Oca indiana, Oca egiziana) o per una ben più facile pronunciabilità.
Il regno dei toponimi ospita il maggior numero di deroghe a quella sorta
di regola che avevo individuato. La scelta di italianizzare o meno il
toponimo dipende dalla frequenza d'uso nella lingua italiana e dal reperimento
o meno di una traduzione sulle più importanti enciclopedie; la
Nuova Zelanda è ovviamente citata in italiano, così come
le isole Marchesi e Salomone, ma le isole di New Caledonia e New Ireland
sono rimaste in inglese, anche se qualche pubblicazione le riporta come
Nuova Caledonia e Nuova Irlanda.
ITALIANIZZAZIONE DAL LATINO E DALL'INGLESE
Per molte specie si è mantenuto il nome latino, ma si è
provveduto a trasformarlo in modo tale da garantire una buona leggibilià
e scrivibilità; lo stesso procedimento, del resto, che ha trasformato
Phoenicopterus in Fenicottero. Ho deciso quindi di eliminare x e y,
dieresi e altri dittonghi tipicamente latini; qualche esempio: Myzomela
è diventata Mizomela, Peltops è diventato Peltope, ecc...).
Analogamente, si sono ritenuti molti nomi inglesi (procedimento comune
a molte altre branche del sapere; nessuno, tranne forse i francesi,
si sognerebbe di tradurre nella propria lingua termini come hardware
o scanner); ho applicato questa regola solo alle specie più facili
da scrivere e pronunciare, come, ad esempio, Currawong o Kookaburra.
A proposito di quest'ultimo, va notato come i nomi onomatopeici dovrebbero
essere tradotti con un'altra grafia (kukabarra, in questo caso), ma
la consuetudine italica a leggere i lemmi così come si scrivono
mi ha fatto preferire il mantenimento della grafia.
GRAMMATICA E SEGNI GRAMMATICALI
Non ci si dovrebbe preoccupare di grammatica e sintassi in una lista
che ospita Occhicarnicci e Fringilbecchi, ma ho elucubrato un pochino
anche su questo. In soldoni: a) il primo nome della specie è
sempre maiuscolo, tutto il resto (tranne i nomi propri) in minuscolo;
b) i nomi in cui la specie, o meglio il gruppo di specie) sono identificati
da nomi con più lemmi (i Pigliamosche del paradiso, le Averle
piumate) non sono stati separati da lineette, che avrebbero reso la
scrittura, e soprattutto l'utilizzo informatico, difficile e farraginoso;
c) nel nome che caratterizza la specie (il secondo lemma del nome) spesso
ci sono due vocali uguali di seguito ed in tali casi si è proceduto
all'elisione di una di esse (pettoocra è diventato pettocra,
alaazzurra è diventato alazzurra, ecc...); di preposizioni semplici
e articolate si è già parlato a proposito dei toponimi;
qui aggiungo, in riferimento agli ambienti naturali, che ho scelto "di"
quando l'habitat è cosmopolita (di fiume, di foresta, di mare,
ecc...), e ho preferito la preposizione articolata quando l'habitat
è tipico di un continente o addirittura di una regione (del quebracho,
della puna, ecc...)
PROBLEMI PARTICOLARI
Tanti e diversificati; per non ulteriormente ipertrofizzar gonadi mi
limito ai seguenti: a) il termine comune è stato utilizzato quando
la specie alligna in almeno tre continenti e quando, all'interno di
un areale più limitato, la specie è quella di gran lunga
più diffusa: il Beccofrusone comune vive in Nordamerica, Europa
e Asia, e la Maina comune è, tra tutte le maine (uccelli esclusivamente
asiatici), la più diffusa; b) due nomi inglesi, chat e warbler,
mi hanno procurato cospicue cefalee; in inglese essi vogliono dire di
tutto e di più e in italiano potrebbero essere resi, a seconda
della specie in oggetto, con tordo, pigliamosche, pettirosso, e altro;
ho usato spesso, in questi casi, il nome del gruppo tassonomico più
specifico e caratterizzante; due esempi: Silvide capinero per Black-capped
Rufous Warbler, Sassicola cigliabianche per White-browed Robin-Chat);
c) come ho anticipato nella premessa, i nomi che appaiono nella checklist
ufficiale degli uccelli d'Italia non sono stati modificati; in una visione
"mondialista" ho solo aggiunto un epiteto connotativo quando
il nome della specie caratterizzi anche altri taxa al di fuori dell'Italia:
ad esempio, di merli ce ne sono, in giro per il mondo, 35, e ciascuno
è caratterizzato da un aggettivo; ho aggiunto al nostro Merlo
la definizione "comune", che potrebbe essere utilizzata solo
in prospettiva mondiale, rimanendo semplicemente Merlo quando si parli
di uccelli italiani o europei; gli epiteti usati in questa ottica sono
soltanto due: comune e eurasiatico.
LEGENDA DELLA CHECKLIST
Il file excel che vi accingete a scaricare consta di 7 colonne: nella
prima c’è il numero progressivo delle 9921 specie di uccelli,
esistenti in vita secondo Clements (e i suoi collaboratori, visto che
l’eminente ornitologo è passato a miglior vita). Fate attenzione,
durante le vostre manipolazioni della lista, che alcune specie (righe
in grigio) non sono numerate (probabilmente sarete in grado di mettere
in pratica qualche excellente artifizio per cui tali specie restino
inchiodate al loro posto. I taxa in grigio sono le sottospecie considerate
specie buone dall’altra checklist mondiale, quella di Howard &
Moore (The Howard and Moore Complete Checklist of the Birds of the World.
Third Edition, di Edward C Dickinson (ed.), Christopher Helm, 2003);
per tali taxa ho coniato nuovi nomi, che però non sono definitivi;
nei casi in cui il conio di un nuovo nome avrebbe presupposto anche
il cambiamento di quello della specie originaria, ho lasciato lo stesso
nome di quest’ultima; quando Clements eleverà ufficialmente
la sottospecie a specie, cambierò entrambi i nomi.
La seconda colonna è il nome inglese, la terza colonna è
il nome scientifico, la quarta colonna è lo stato di minaccia
della specie, come listato su Threatened Birds of the World, di Alison
J Stattersfield & David R Capper (eds.), Lynx Edicions, 2000. Mi
riservo di aggiornare tale colonna che, negli ultimi sette anni, è
stata rivoluzionata (molti “upgrades” e “downgrades”),
e, nel frattempo, potete conoscerli sul sito di BirdLife
International, costantemente aggiornato; sul sito potrete anche
leggere i criteri di definizione delle sigle relative allo stato di
minaccia delle varie specie (EX = Extinct; EW = Exinct in the Wild;
CR = Critically Endangered; EN = Endangered; VU = Vulnerable); su tale
sito troverete anche altre categorie, che io non ho inserito nella mia
checklist, e cioè: CR(PE) = Critically Endangered (Possibly Extinct);
NT = Near Threatened, DD = Data Deficient; LC = Least Concern; DD =
Data Deficient; NE = Not Evaluated.
La quinta colonna ospita il nome italiano, la sesta l’Ordine e
la settima la Famiglia di appartenenza.
Al termine della lista (anch’essi non numerati e colorati in giallo,
le specie considerate da Clements estinte dopo il 1600).
Scarica la Check
List